Il Ministro del Lavoro, durante un’iniziativa organizzata nell’ambito di Garanzia Giovani, si è soffermato anche sulla legge di Stabilità del 2017. Giuliano Poletti ha dichiarato che il governo sta valutando l’ipotesi di anticipare un taglio strutturale del cuneo, affinché il lavoro a tempo indeterminato venga reso meno costoso e di conseguenza più competitivo. L’obbiettivo è quello di ridurre del 10% la spesa delle imprese sul lavoro indeterminato.

Giuliano Poletti: convocati i rappresentanti dei sindacati per discutere flessibilità e Quota 41

Il Ministro del Lavoro ha fissato per il giorno 24 Maggio l’incontro con i sindacati, per trattare tre argomenti principali: Quota 41 per i lavoratori precoci, questione esodati, e maggiore flessibilità in uscita. L’obbiettivo è quello di giungere presto ad un accordo per poter applicare le riforme. Oltre a Cgil, Cisl e Uil sarà presente anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini. Le proposte al vaglio dell’assemblea saranno due: la prima riguarda la possibilità di andare in pensione a 62 anni, con 35 anni di contributi, con una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo, fino ad un massimo fissato all’8%; la seconda si riferisce al pensionamento anticipato per ristrutturazione aziendale, finanziato direttamente dall’impresa. Il tema che più sta a cuore ai rappresentati dei sindacati, rimane quello della Quota 41, ovvero la possibilità per i lavoratori precoci di procedere al pensionamento con 41 anni di versamenti contributivi, a prescindere dall’età anagrafica, e senza subire decurtazioni. Dal Governo, per ora, nessuna risposta e si attendono quindi gli sviluppi dell’incontro di fine mese tra il ministro del lavoro Giuliano Poletti e i sindacati.

Riforma pensioni: il governo esclude un taglio lineare

Dopo l’annuncio di un probabile taglio strutturale al cuneo già dal 2017, il ministro Giuliano Poletti è tornato a parlare della riforma delle pensioni, la cosiddetta Ape. Di base, la riforma prevede la possibilità, per i cittadini prossimi alla pensione di scegliere l’uscita anticipata. Il nodo da risolvere riguarda soprattutto i tagli che potrebbero subire sull’importo della pensione i lavoratori che opteranno per questa soluzione. Il Ministro del Lavoro ha spiegato che l’intento del Governo è quello di bilanciare le decurtazioni con l’importo dell’assegno pensionistico, in modo tale che non vengano danneggiati coloro che percepiranno una cifra bassa. E’ stata esclusa, quindi, l’ipotesi di un taglio lineare dallo stesso ministro, il quale ha spiegato che:

Il meccanismo durerà nel tempo ma non sappiamo se sarà strutturale o permanente. Dobbiamo comunque tener conto dei vincoli di bilancio, di una equità da gestire e di una equità sociale.

Stando alle ultime notizie trapelate dal governo, il taglio dovrebbe essere tra l’1% e il 3% per le pensioni di importo inferiore ai 1500 euro lordi al mese. Per gli altri, la percentuale dovrebbe essere compresa tra il 4% e il 5%. Per rendere attuabile il programma di flessibilità per l’uscita anticipata, si pensa ad un coinvolgimento di banche e assicurazioni, che si farebbero carico di anticipare le somme al lavoratore o all’Inps e riaverle al raggiungimento dell’età pensionabile.