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Dic 29

Riceviamo e Pubblichiamo - Lettera aperta ai Presidenti delle Associazioni degli Imprenditori

Caro Presidente,
i recenti squallidi fatti di cronaca che hanno portato alla conoscenza dell’opinione pubblica le ipotesi di malefatte dei vertici dirigenziali della FIRA e delle altrettanto ipotetiche ladronesche vicende della città rivierasca confinante con Pescara, stanno creando non pochi disagi a noi tutti operatori economici lontani dalle logiche di commistione.

Il problema, in sostanza, parte da un reiterato difetto di informazione che confermerebbe coinvolti nei probabili loschi giri di finanziamenti illeciti alcuni “imprenditori”.

Sarebbe il caso che noi tutti, veri “Imprenditori”, ci adoperassimo per sottoscrivere un documento con il quale precisare che si tratta, invece, di “Impresari ” forse un poco troppo spregiudicati.

È un distinguo importante per rendere ragione all’imprenditore nell’appropriata veste di colui il quale rischia il nome e quanto possiede di suo, nella consapevolezza di svolgere prima di tutto una funzione sociale e poi economica.
Luigi Einaudi, nel Suo “perché imprenditori”, scriveva: “…..migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro.

Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”

Cosa può esserci di imprenditoriale in chi, improvvisando una qualsiasi attività supportata dalla pratica della tentata corruzione, ottiene di eseguire una serie di lavori dai quali ricavare un largo margine di contribuzione sperperato in spese che non producono alcun beneficio in termine di lecita ridistribuzione del reddito?

Ad avviso dell’Associazione Culturale “La Radice”, nulla. Perciò essa ritiene opportuno prospettarLe un rapido incontro con tutti i Presidenti delle categorie imprenditoriali e sottoscrivere un documento di presa di distanza dal marciume dilagante che, per cause maggiormente imputabili all’abuso del nobile termine “imprenditore”, procura gravi danni alla nostra categoria di donne e uomini impegnati giornalmente nel difendere tenacemente le posizioni in un mercato impazzito, in cui il rampantismo, la corruzione, l’improvvisazione, la superficialità, la spregiudicatezza ed altro, stanno per sopraffare irrimediabilmente l’animo nobile “dell’Imprenditore” offendendone non solo il ruolo ma anche la dignità personale.

L’Associazione Culturale “La Radice” ritiene irragionevole che tutto ciò perpetui impunemente e rifiuta il binomio “imprenditori” – corruttori, sfruttatori, evasori, insomma inclini a delinquere.

La preghiamo di farci conoscere la Sua opinione, nel frattempo La invitiamo a sollecitare gli organi d’informazione nel praticare un chiaro distinguo tra i probabili malfattori e gli imprenditori “veri”.
Le auguriamo buon lavoro e nell’attesa La salutiamo cordialmente.

Dr. Nicola Cirelli
Dip. “Impresa, Economia, Sviluppo”
Ass. Culturale “La Radice”

Mattia Giansante
Segretario Generale
Ass. Culturale “La Radice”