Con una storia di 110 anni, l’azienda rosetana, apprezzata dai migliori chef italiani, inaugura un nuovo corso, con l’ingresso di Gaetano Verrigni. Nuovo corso per il pastificio Verrigni, presente al Cibus con un spazio espositivo.
Il 2008 coincide, infatti, con l’ingresso di Gaetano Verrigni alla conduzione del noto pastificio abruzzese affiancando il padre Luigi, che rimane a supervisionare la produzione.
“L’accresciuta considerazione del pubblico e l’apprezzamento di alcuni tra i migliori chef italiani, come Uliassi, Alajmo e Bottura - spiega Gaetano Verrigni - ha accresciuto la consapevolezza sulla qualita’ eccellente della nostra pasta e ci ha spinto ad organizzare una piccola rete commerciale che si affianchera’ al contatto diretto con i clienti, che ha rappresentato finora il nostro unico canale di vendita.
Nei prossimi mesi presenteremo alcuni dei progetti che abbiamo messo in campo, tra i quali la produzione di una linea di pasta realizzata esclusivamente con i grani provenienti da terreni di nostra proprieta’, una garanzia di qualita’ che ci permettera’ di controllare l’intera filiera produttiva. Del resto, il nostro, e’ un pastificio che da sempre si e’ contraddistinto per la qualita’ delle materie prime e per l’utilizzo di tecniche di lavorazione artigianale con la trafila in bronzo e l’essicazione lenta a bassa temperatura”.
La storia del pastificio Verrigni - ricorda una nota - inizia nel 1898 grazie alla felice intuizione di Luigi Verrigni, quando divenne fornitore delle nobili famiglie che abitavano le ville di Rosburgo, l’attuale Roseto degli Abruzzi, che molto apprezzavano una pasta di qualita’ superiore, ottenuta dalla macinatura dei grani con macine a pietra ed essiccata naturalmente appesa alle canne di bambu’.
Una qualita’ che subito comincio’ ad essere riconosciuta anche in altre regioni italiane, anche grazie all’altra attivita’ un tempo svolta dalla famiglia, quella di autotrasporti, tanto da spingere Gaetano Verrigni, figlio di Luigi, a migliorare la produzione ottenendo un’essiccazione piu’ omogenea attraverso l’utilizzo di piccole stanze chiuse chiamate “camerini” - dotate di ventilatori a corrente e fonti di calore per creare una temperatura costante di circa 45 °C - e a rispondere alle crescenti richieste.
La pasta veniva venduta sfusa - la cosiddetta “cartata” di pasta - avvolta in un foglio di colore azzurro, meglio conosciuta come la carta “pastaio” che finora ha caratterizzo le confezioni del pastificio rosetano.
Dopo 110 anni - conclude la nota - la famiglia Verrigni conserva la stessa passione che ha animato i fondatori, forte di una lunga tradizione fatta di saperi antichi e di pratiche artigianali che hanno contribuito a far conoscere nel mondo l’Abruzzo come terra di maestri pastai.



