Gdf, indagine su alcuni fallimenti “sospetti”
È stata conclusa in questi giorni dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Ascoli Piceno un’impegnativa indagine di polizia giudiziaria avviata in relazione ad alcuni fallimenti “sospetti”, per i quali erano state quindi ipotizzate le fattispecie penali della bancarotta.
Le attività - delegate dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno e materialmente esperite dai militari del Nucleo Mobile della Compagnia di Ascoli Piceno - sono state condotte nel riserbo più assoluto a causa della pericolosità sociale e dell’alto impatto economico/territoriale, determinati dalle attività illecite poste in essere da un gruppo di persone, operante tra l’Abruzzo e le Marche, composto da 8 soggetti e finalizzate alla commissione di reati fallimentari.
Il “modus operandi” di tale associazione consisteva, in primo luogo, nel mettere a capo di una società - operante nel settore dei trasporti - amministratori “teste di legno”, reclutati, anche a mezzo di intermediari, tra persone nullatenenti ovvero già coinvolte in problemi con la giustizia; la fase successiva prevedeva quindi il trasferimento delle merci e dei beni strumentali della stessa società verso altre imprese, riconducibili - direttamente ovvero indirettamente - ai medesimi soggetti. Il tutto, in tempi viciniori alla sentenza di fallimento.
I beni e le merci distratte dal patrimonio societario - del valore di circa 800.000 euro - sono risultate acquistate negli ultimi mesi di vita della società da aziende ubicate in diverse località del territorio nazionale, alle quali lo stato di insolvenza della società, quantunque ben noto da tempo al gruppo criminale, veniva opportunamente occultato. Se da un lato gli ignari fornitori vedevano il loro credito riconosciuto successivamente dal curatore fallimentare, dall’altro, di fatto, si sono trovati di fronte ad un attivo fallimentare assolutamente inconsistente, a causa della dispersione del patrimonio societario, perpetrata dall’organizzazione.
Per tutti i componenti del gruppo criminoso [“D’A.G” - sessantatreenne di Roseto degli Abruzzi (TE) -, “M.E.” - trentenne di Roseto degli Abruzzi (TE) -, “C.A.” - trentatreenne di Giulianova (TE) -, “D.M.” - cinquantenne di Cupra Marittima (AP) -,“P.G.” - cinquantenne di Corropoli (TE) -, “S.M.” - trentacinquenne di Roseto degli Abruzzi (TE) -, “R.G.” - quarantaseienne di Roseto degli Abruzzi (TE) - ed “L.D” - sessantatreenne di Carpineto Sinello (CH) -] è scattata la denuncia a piede libero per le violazioni contemplate dagli articoli:
* 416 del Codice Penale (“Associazione per delinquere”),
* 216 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (“Bancarotta fraudolenta”),
* 219 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (“Circostanze aggravanti della bancarotta fraudolenta ”),
* 223 del Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (“Fatti di bancarotta fraudolenta”).
L’attività in rassegna, conclusa dalla Compagnia di Ascoli Piceno, si inserisce nel più ampio dispositivo attuato dal Corpo, quale polizia economica e finanziaria, a contrasto dei reati societari e fallimentari, un settore operativo caratterizzato da elevato tecnicismo giuridico e da situazioni patologiche non sempre uniformi, rivolto verso il mantenimento della legalità economica e la tutela dei settori sani dell’economia legale.
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